Restare

26.09.2026

Perennemente sospesi tra il cielo e la terra, imprigionati in quella terra di mezzo dove il tempo si dilata. Un tempo fatto di attese e di sogni, rinchiusi in un cassetto lasciato a metà e che nessuno ha più il coraggio di aprire o di chiudere per sempre. Cullati da un disequilibrio cronico in cui improvvisamente quasi tutto si dissolve: i progetti a lungo termine crollano come castelli di carta, le promesse si infrangono come onde sugli scogli e le "parole" si disperdono come polvere nel vento.

Il superfluo cade, si sbriciola, e sullo sfondo, uniche ed ostinate come radici tra le rocce, soltanto due cose riescono a sopravvivere: i sorrisi impressi nella memoria e custoditi nel petto come un segreto prezioso e quella testarda, irriducibile speranza di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi.

La natura si riprende il suo spazio, reclamando ciò che le appartiene. L'odore acre e salmastro del mare riempie l'aria dopo la tempesta. Il sole torna a filtrare e a scaldare la pelle, piano piano, senza fretta, come una carezza che ha dimenticato la violenza del mondo. La notte chiede coraggio per essere attraversata ma restituisce sempre la luce. E così impari che non serve capire tutto, subito. Non serve rincorrere le risposte, basta restare, restare nei giorni che si abbracciano l'un l'altro e attendere la primavera che sta per arrivare.


Fabio Amazzini

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